Festaioli ?
Finalmente si è deciso, il 17 marzo sarà di festa. Dopo lunga e penosa discussione provocata dagli interventi di personaggi che non avendo mai dovuto lavorare per vivere ritengono che tutti gli altri debbano vivere per lavorare, il governo, preso il coraggio a due mani, ha varato un decreto per dare copertura economica alla legge istitutiva che il parlamento aveva votato, all’unanimità, nel giugno scorso. Adesso aspettiamoci di nuovo il can can delle accuse all’italico popolo di essere un festaiolo sempre pronto a inventarsi nuove ragioni per non lavorare. Sono anni che ci sciroppiamo queste accuse con autorevoli pontificanti che ci rinfacciano che mentre in Europa si lavora, in America si lavora, in Giappone si lavora da noi è tutto un festival di riposi ponti e vacanze. Bene è ora di porre termine a questo florilegio di panzane, diciamolo con orgoglio, per quanto riguarda le feste nazionali, nel mondo nessuno lavora più di noi. In Italia godiamo di 11 festività nazionali, tra feste civili e religiose: 1° e 6 gennaio, lunedì dell’ Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 25 e 26 dicembre. Non contando Pasqua che comunque è sempre di domenica. Solo un paese al mondo ne ha di meno. Basta dotarsi di una di quelle lussuose agende che riportano l’universo mondo per rendersene conto. Siamo alla pari di USA e Canada che hanno 11 festività nazionali come noi. Ma bisogna tener conto del fatto che essendo paesi a struttura federale poi ogni stato ha le sue festività . In Europa solo l’Olanda ne ha una in meno. La tanto decantata lavoratrice Germania ne ha 17 più quelle dei singoli lander, il Regno Unito 18 più quelle specifiche di Scozia, Galles, Inghilterra e Irlanda del Nord, cosi pure lo stakanovista Giappone, 18 anche per lui, gli svizzeri 19 più tutte le festività cantonali e 3 giorni di festa ogni volta che un ministro cantonale diventa ministro federale. Tutti gli altri dell’unione viaggiano tra i 13 e i 16 giorni di festa e i Russi raggiungono il vertice inarrivabile di 22. Quindi la prossima volta che qualcuno vi accusa di essere i soliti Italiani tutti feste e mandolino rispondetegli come Totò: “Ma mi faccia il piacere …t’se”.