Castello

Lomello venne in possesso di Gian Galeazzo Visconti che, nel 1381 incarica l'ingegner Giacomolo Albranelli di fortificare il Borgo con la sua rocca. Si deve intendere qui il castello detto "nuovo" dagli abitanti, nel quale lo stesso Gian Galeazzo incontrò i Duchi di Borgogna e di Touraine. Lomello fu saccheggiata da Facino Cane ed il castello subì seri danni, se pure non andò completamente distrutto. Nel 1449 Francesco Sforza, duca di Milano, dette in feudo, Lomello con Dorno, ad Antonio Crivelli con facoltà di cingere il Borgo di mura e fossato. Il Conte inizia dunque l'opera di ricostruzione del Castello, cingendolo con un fossato ed alzando una torre a guardia del ponte levatoio. I suoi successori continuano la sua opera e si ha notizia che, nel 1549, il conte Alessandro Crivelli, cardinale, nipote di Antonio, paga 170 lire imperiali per marmi e colonne trasportati da Stradella a Lomello per il Castello; infatti il documento dice:"in opere arcis" (nei lavori della rocca). Sono con ogni probabilità le colonne dell'attuale loggiato del cortile interno del castello. Estintisi i Crivelli, la proprietà passò ai Corini. Nel 1923 l'avv. Angelo Corini, del quale si è fatto memoria nel breve excursus storico, lasciò alla sua morte, come legato, il Castello al Gerontocomio, da lui stesso fondato. Nel 1948 divenne sede del Comune e lo è tuttora. Alla fine del 1979 il maniero si trovava in uno stato precario: il tetto presentava una grossa falla; le mura portavano inequivocabilmente i segni della loro vetustà. Si rese necessaria una radicale opera di restauro. Fu rifatto il tetto, rispettando in tutto la precedente struttura; e negli anni 1981-1982, venne proseguita l'opera di restauro, provvedendo a consolidare le mura perimetrali esterne e le facciate prospicienti il cortile interno.

Nell'interno, al piano rialzato, due sale ornate da notevoli affreschi; nella prima un ciclo profano. Nella volta una immagine di donna che regge nelle mani una sfera celeste ed un compasso. La sua figura è inserita in un ottagono ai cui lati appaiono i nomi dei venti, secondo la rosa tradizionale, rappresentati da testine di putti in atto di soffiare. Sono poi raffigurate le stagioni con i relativi segni dello zodiaco. Nelle lunette laterali: i lavori dei campi nelle diverse stagioni. Gli affreschi sono di autore anonimo del 1500 e seguono la maniera dei pittori fiamminghi. Il paesaggio non è quello di Lomello, ma collinare o montano. I costumi dei personaggi sono di tipo nordico.

Nella seconda sala, più piccola della precedente, è raffigurato un ciclo religioso, con la storia ed il martirio di Santa Caterina di Alessandria in Egitto, nelle lunette laterali, ed il Paradiso, secondo Dante, con i cieli, i beati, la Trinità, nella volta. Questa sala era, forse, una cappella privata, si pensa, del Cardinale Crivelli. Tutti gli affreschi sono da ricondursi all'opera di restauro, voluta dal Cardinale. Nell'attuale sala della Biblioteca è conservato il mosaico romano.

Si può così ricostruire la topografia di Lomello nei secoli XVI, XVII e XVIII.

La terra era cinta, in parte, da fossati e da mura, con porte, sopra una delle quali, nelle vicinanze del Castello, innalzavasi una piccola torre, detta torrino o colombaia. Questa torre era stata costruita, pare, dalla Comunità allo scopo di collocarvi un orologio; ma questo non avvenne, anzi la torre fu causa di contesa tra il Conte e la Comunità. I Crivelli, infatti, non vedevano di buon occhio quell'edificio, che, in caso di conflitto, poteva diventare molto molesto.

A ponente della rocca scorreva una grossa roggia, di cui una parte riempiva la peschiera del Castello, e l'altra irrigava i campi del Comune, detti dal popolo "terrapieni".