S. Agata

Il Monastero di Sant' Agata delle Suore Benedettine della Congregazione Cassinese

Ha un'origine antichissima, forse contemporanea o di poco posteriore a quello di S. Pietro.

Del convento di S. Agata si sa che era già fiorente nella seconda metà del secolo XII. La testimonianza è data dalla lite insorta tra il Vescovo di Lodi e l'Abate Oggerio del monastero di Percipiano o Precipiano, posto in diocesi di Tortona. Costui vantava diritti di giurisdizione sul monastero di S. Agata. Seguiva tutta una serie di ricorsi e contro ricorsi, dopo di che fu aggiudicato, con sentenza, definitivamente il possesso del monastero di S. Agata in Lomello ad Alberico II, Vescovo di Lodi, adducendo a ragione la giurisdizione e i diritti di censo che da tempo antichissimo vantavano la chiesa di Lodi e gli antecessori di Alberico. Questa sentenza fu poi solennemente confermata da Papa Alessandro III, con bolla del 28.4.1177. Il monastero di S. Agata rimase sotto la giurisdizione dei vescovi lodigiani sino al principio del secolo XVII; ciò spiega, perché il vescovo di Pavia nel 1404, dando la sua benedizione alla nuova madre badessa di S. Agata, dichiarasse di farlo con la licenza del vescovo di Lodi.

Questo monastero era situato sotto la Parrocchia di San Michele e possedeva beni in Lomello, Semiana, Sannazzaro de' Burgundi, S. Martino La Mandria, Gambarana, Bassignana. Dal libro dei beni ecclesiastici compilato nel 1559, risultano come proprietà di S. Agata varie terre in S. Martino La Mandria, che il 4 agosto 1778 erano affittate per 3 anni a Pietro Antonio Manzi e che ancora sul principio del sec. XIX, come appare da un atto di locazione del 6.6.1803, appartenevano al convento. L'8.4.1616, Daniello Orsini, da Sannazzaro, costituiva a favore del monastero un censo annuo di lire imperiali 192, per cui vincolava in perpetuo le sue case di Sannazzaro. Si ha notizia poi di beni dati in affitto e addirittura di prestiti in denaro. Si ricorda poi che, nel 1756, era badessa di S.Agata Maria Giacinta Guizzardi. Per quanto riguarda i prestiti era necessario il consenso dell'autorità ecclesiastica di Pavia. In un'occasione furono richiesti al convento 100 zecchini in prestito. Il vicario generale di Pavia, Pio Bellingeri, con lettera del 9.8.1756, interpellava il parroco di S. Maria Maggiore Cav. Carlo Ottavio Scotti, incaricandolo di esaminare le clausole del contratto e di verificare se, nelle casse del monastero, ci fosse più denaro dei 100 zecchini richiesti. Ricordiamo i numerosi atti di procura, fra cui, notevolissimo, quello del 19 febbraio 1573, dato con l'autorizzazione del vescovo di Lodi, Antonio Scarampi a cui era soggetto il mo nastero. In seguito, sul principio del secolo XVII, (Ughelli, Italia sacra) il monastero passò sotto la giurisdizione del vescovo di Pavia, per decreto pontificio; tanto è vero che l'atto di procura dei 22.4.1769, è rogato in Lomello alla presenza di don Carlo Grossi de' Cani, prevosto della collegiata di S. Michele, deputato dell'Arcivescovile e Vescovile curia di Pavia. Circa 30 anni prima, all'atto di procura del 22.9.1735 era intervenuto, quale protettore dei monastero e "avente in esso giurisdizione", il parroco di S. Michele, Angelo Domenico Pirzio. Certamente questa giurisdizione non rendeva vana l'autonomia della madre badessa nell'amministrazione del monastero, la quale provvedeva alle necessità dello stesso, con l'assistenza delle sue consorelle. Per esempio nella nomina del loro cappellano, che, nel 1765 era il sacerdote Francesco Antonio Castaldini di Lomello, eletto con deliberazione delle suore il 15 marzo del suddetto anno. Il cappellano era obbligato a celebrare le funzioni religiose nella chiesa del monastero e a dirvi giornalmente la messa nelle ore comode alle suore, secondo la cui intenzione doveva set timanalmente applicare quattro messe.

Prima della costruzione del ponte in legno sull'Agogna da parte della provincia di Lomellina, durante la guerra di successione austriaca, si passava il fiume con la barca o "nave", mediante il pagamento di un pedaggio, riscosso dalla metà del sec. XVII dal monastero di S.Agata, che, con la costruzione del ponte, vedeva così resi vani i suoi diritti. Ricorreva quindi al Sovrano, chiedendo di rimuovere il ponte predetto e di sostituirvi "la nave" o conservarlo ed esigere, in entrambi i casi, il pagamento del pedaggio. Dopo un complesso "iter" amministrativo, si venne al parere che i proventi del pagamento del pedaggio dovessero essere divisi tra il monastero predetto e la provincia di Lomellina.

Il 5 settembre 1759, la madre badessa donna Marianna Giuseppa Lambrizia affidava la costruzione dell'altare maggiore a Giacomo Marchese e Bernardo Giudice, di Saltrio, presso Arcisate, nel comasco.

Il prezzo del lavoro veniva fissato in lire 2.400 di Milano e si stabiliva che i marmi giungessero al Ticino entro il 15 marzo 1760.

L'altare veniva costruito nei termini prescritti ed il 10 aprile 1760 il Marchese ed il Giudice rilasciavano ricevuta della somma loro spettante.

Nel convento di Sant'Agata divenne suora nei primi anni del 1600, Caterina Assandra, pavese, compositrice di pregevoli musiche sacre ed alla quale è intitolata, dal 1986, la nostra scuola elementare.

Di lei diremo nella terza parte di questo lavoro.

Il monastero di Sant'Agata non esiste più, perché ridotto ad abitazione privata, dopo la confisca dei monasteri in epoca napoleonica.

La chiesa che eravi annessa, visibile in via Mentana, già via S. Agata, non è più aperta al culto ed è ridotta a laboratorio.