S. Pietro

I Conventi: la Chiesa di San Pietro con priorato e monastero cluniacense annesso.

I secoli IX e X videro la decadenza dei monasteri. Nel 910 a Cluny in Borgogna sorse una comunità di monaci, secondo le regole di San Benedetto, che risvegliò nella società monastica un nuovo fervore religioso. Da qui il nome di Cluniacense dato ai monasteri sorti in quel periodo. In valle di Susa, ai piedi del Cenisio, sorse il monastero benedettino della Novalesa, che, fondato nel 726 e distrutto nei primi anni del X secolo dai Saraceni, fu restaurato intorno al mille.

Quando per le feroci scorrerie dei Saraceni i monaci della Novalesa furono co stretti a fuggire e a cercare rifugio in altri luoghi, sorse l'abbazia di Breme, a cir ca 15 chilometri da Lomello. L'imperatore Ottone III, con diploma del 19.7.992, confermava il possesso di numerosi beni a quel monastero, "scito in Comitatu Laumellino", cioè: posto nel Comitato di Lomello. Da Breme, un gruppo di cenobiti venne a Lomello, dove, per opera loro, sorse la chiesa di San Pietro con annesso piccolo convento.

Lo troviamo accennato anche in un diploma del maggio 1093, con l'indicazione di: "Cellam de Laumello", che, secondo gli storici, significa piccolo monastero. Il Portalupi, nella sua "Storia della Lomellina e del principato" pone fra le antiche chiese di Lomello quella di: "San Pietro con titolo di priorato ed un monastero di cluniacensi alla stessa chiesa annesso".

Che questa chiesa fosse priorato risulta anche dal: "Necrologium S. Andreae Taurinensis", dove si parla della morte di quel priore: "obiit Obertus prior Lomelli", morì Oberto priore di Lomello.

Nel maggio 1093, l'imperatore Enrico IV donava l'abbazia di Breme con i suoi possessi, fra i quali espressamente la Cella di Lomello, alla chiesa di San Siro in Pavia.

Circa sessanta anni dopo, papa Eugenio III, con bolla data da Segni il 9.2.1152, prendeva sotto la sua protezione il convento di Breme, al quale confermava il possesso dei beni, fra i quali la: "ecclesiam Sancti Petri de Lomello". Si noti che, Eugenio III, nel concedere quanto detto, dice di seguire l'esempio del suo prede cessore Innocenzo II, papa dal 1130 al 1143.

La chiesa ed il convento sono totalmente scomparsi. Si dice che sorgessero in riva al fiume Agogna, ma non è possibile, oggi, individuarne esattamente il luogo.