S. Rocco

La Chiesa di San Rocco (non aperta al culto)

Chiesa di San Rocco, o meglio "oratorio" di San Rocco, ricordato nel 1756 dal Portalupi insieme a quello campestre di San Giovanni Doria,

La fondazione dell'Oratorio risale al 1524; costruito dal popolo di Lomello in voto alla Vergine ed intitolato a San Rocco, dal quale invocava protezione dal terribile morbo della peste.

La confraternita, ufficialmente denominata del Santissimo Sacramento, ma sempre comunemente chiamata dì San Rocco, ebbe la sua sede in questo luogo sacro. Le fonti documentarie manoscritte, relative alla confraternita ed alla chiesa che la ospitava, rivelano l'estraneità della confraternita laica ai circuiti di potere, incentrati nelle rendite dei benefici ecclesiastici, e la conseguente limitatezza delle sue risorse economiche, che erano esclusivamente costituite dalle offerte della popolazione, dall'acquisizione di qualche lascito, o, come nel 1614, da una continuità di piccoli introiti che vennero concessi dal pontefice Paolo V a seguito dell'affiliazione all'Arciconfraternita Romana di San Rocco.

La povertà dell'oratorio ci è tramandata nello scritto seguito ad una visita pastorale dell'anno 1563, che così cita: "...un unico altare con affresco, una croce, due candelieri dì ottone, un palio dì tela dipinta e uno di tela verde con tutti i paramenti", costituiscono i modesti arredi confacenti all'esiguo patrimonio della Confraternita che non dispone di rendite, ma può contare sulle sole elemosine dei fedeli. Tale pochezza di mezzi fece sì che, ben presto, l'oratorio dipendesse dalla Chiesa collegiata di San Michele e che lo preservasse dalla soppressione voluta dalle leggi napoleoniche, le quali invece segnarono irrimediabilmente il destino dei conventi di Sant'Agata e di Santa Maria in Galilea.

Il profondo legame della confraternita con la vita religiosa della piccola comunità, composta, alla fine del 1600, da circa 550 abitanti, soggetti alla giurisdizione del Conte Crivelli, sembra favorire nel 1630, dopo la grande epidemia di peste, la costruzione della nuova chiesa, che noi riconosciamo nell'attuale parte alta a na vata unica.

Non si hanno notizie dirette sulle vicende riguardanti la costruzione dell'oratorio, tranne che nei documenti di un lascito di Lorenzo Carenzio, parrocchiano di Santa Maria Maggiore, che, nel 1627, istituisce un legato testamentario, ordinando di celebrare, in sua memoria, delle messe, nell'altare intitolato a San Lorenzo, da costruirsi nell'oratorio di San Rocco sul lato destro, imponendo agli eredi di ornarlo convenientemente e mantenerlo in perpetuo. La trascuratezza degli eredi fa sì che nel 1760, dopo una visita pastorale, venga sospeso dal culto e solo nel 1786 riabilitato.

L'ubicazione della chiesa di San Rocco è tale che la distanza tra l'edificio e le costruzioni circostanti, crea uno spazio che, nella sua geometria, sembra conservare una traccia dell'antico tessuto del borgo medievale, riconoscibile nella pianta catastale sabauda del 1759.

La parte più antica è riscontrabile nella costruzione più bassa che corrisponde all'attuale coro della chiesa e che è contraddistinta dal motivo ornamentale di mensoline a T, visibile sotto la gronda.

La parte più alta dell'edificio, costituita da un'unica navata, risale agli anni immediatamente successivi al 1630. La facciata, coeva alla costruzione della nuova chiesa, fu intonacata di nuovo nei primi anni del 1900.

Sul lato nord dell'edificio si eleva la torre campanaria, costruita sopraelevando il tratto corrispondente la muratura più antica (attuale coro).

Si parla dell'esistenza del campanile solo nella visita pastorale del 1675, anche se la muratura della torre, omogenea fino alla cella campanaria, risulta coeva a quella della nuova chiesa (1630), alla quale ben si adattano le proporzioni del campanile, eccessive se riferite al più antico oratorio.

Lungo lo stesso lato, a ridosso della seconda campata, si vede l'inserimento di una cappella dedicata alla Vergine, costruita nei primi anni del 1700.

Sullo stesso fronte si notano i residui della presenza della costruzione del forno della Comunità, come risulta dall'antico catasto già citato.

All'interno, la prima campata del coro è coperta da una volta a crociera che i documenti di archivio e le analisi di termoluminescenza confermano essere coeva alla muratura della parte più antica della chiesa, mentre la volta a botte della campata successiva è stata costruita in un secondo tempo.

Sotto la pavimentazione attuale sono stati rinvenuti altri due pavimenti; il più antico datato tra il XV e il XVI secolo.

Degli altari e degli arredi interni si hanno le seguenti notizie:

da visita pastorale del 1563: "...un unico altare con un affresco, una croce, due candelieri di ottone, un palio di tela dipinta e uno di tela verde con tutti i paramentì";

da visita pastorale del 1645: "un altare maggiore e due altari laterali";

una visita pastorale del 1697 riporta l'esistenza di un altare sul lato sinistro della chiesa, dedicato alla Vergine del Carmelo;

da una visita pastorale successiva, non datata, risulta che, in sostituzione di detto altare, probabilmente nei primi anni del 1700, viene costruita una cappella, come da descrizione dell'esterno del lato nord, coperta da volta, con una balaustra in marmo ed una nicchia per la statua della Vergine con immagini sacre dipinte sui muri. Nella cappella viene inserita la statua della Vergine, con pregevole ancona in stucco dorato, di modello secentesco, che si può tuttora ammirare.

Nella stessa visita pastorale si ricorda l'altare maggiore in legno intagliato e dorato, posto su due gradini di pietra, sostituito poi, nel 1760, da un altare di forme ancora barocche e ricco di pietre policrome in uso nel 1700 lombardo, attualmente esistente.

Si citano inoltre: "...un pregevole coro ligneo; armadi di sacrestia; e un dipinto raffigurante San Rocco, San Sebastiano e la Vergine, che, racchiuso in una preziosa cornice di legno dorato, campeggia sull'altare".

Il rifacimento dell'intonaco della facciata con le immagini dei Santi Rocco e Sebastiano ai due lati del rosone e della Vergine sotto lo stesso; l'immagine del S.S. Sacramento nel frontone; qualche ridipintura degli intonaci interni, l'ingenua e grossolana pittura a tempera della finta tenda dietro l'altare maggiore, ed altre rifiniture più moderne, scandiscono il lento trascorrere del tempo con minute trasformazioni, smorzando, come frequentemente avviene in provincia, gli echi lontani del mutare delle "mode".

Come si vede il decoro della chiesa veniva affidato a periodiche opere di manutenzione, grazie allo zelo della devozione del popolo di Lomello, la cui continuità non è mai venuta meno nei secoli, sino a giungere al disinteresse ed all'incuria degli ultimi decenni; al venir meno della confraternita, e della chiesa come luogo di culto, mentre a nostro parere, proprio questa chiesa, meno importante delle altre, il Paese doveva sentire più sua, perché eretta e conservata dalla volontà e dalla fede della gente umile, senza alcun intervento da parte dei "Grandi" e dei "Potenti" della Storia.