C. Assandra

Caterina Assandra

La prima notizia che abbiamo di Caterina Assandra è contenuta in un testo del 1606. E' una dedica di un volume di musica strumentale, rivolta a lei da Filippo Lomazzo "Libraro e Stampatore". Egli scrive: "sapendo io dunque quanto sia il desiderio del Sig. Suo Padre, che V.S. sia ornata di tutte le virtù, mantenendole maestri di lettere, di musica sì di cantare, come suonare varie sorti d'instromenti soliti usarsi nelle Chiese per lodare Dio; tengo sicuro che le sarà grato, che appresso alli tanti libri di musica di eccellenti autori, che tuttavia mi richiedeva, per dare a V.S. maggiore occasione d'imparare, io ci habbi aggiunti hora questi, et a lei dedicatili; poiché per l'artificio che troverà in essi, potrà facilmente, con la vivacità del suo felice ingegno, farsi eccellentissima Suonatrice".

Il padre ha indirizzato quindi Caterina all'istruzione generale di lettere ed a quella specifica della musica.

Da queste notizie si deduce che l'autrice sia stata una persona molto giovane, al di sotto dei 18 anni, se si pensa all'attesa di entrare in convento. Infatti il concilio di Trento, nel 1563, aveva stabilito regole molto severe per le aspiranti ad entrare in convento; oltre alla vocazione certa, e la clausura, anche l'età non doveva essere inferiore ai 18 anni per la professione religiosa e l'emissione dei voti. Visto questo stato di cose, possiamo circoscrivere la sua data di nascita intorno agli anni 1588-1590. Verremo a sapere da altri testi che Caterina era di Pavia.

Quali erano le condizioni di questa città alla fine del 1500?

Esse cominciavano ad essere favorevoli, dopo le guerre tra spagnoli e francesi, e la peste. Il ducato di Milano era ormai sotto il governo spagnolo. Pavia aveva ancora però la sua antichissima Università, le sue numerose chiese e tanti monasteri. C'erano poi anche Accademie private come quella dei cavalieri del Sole, che, sappiamo, coltivava anche la musica, dando spettacoli in occasioni varie; o come quella del SS. Rosario, che organizzava fastosi intrattenimenti musicali nelle grandi feste religiose. Nel Duomo fu fondata nel 1580 la cappella musicale di cui fu maestro, nel 1609, Benedetto Re. Questo musicista, già nel 1607, aveva pubblicato a stampa una raccolta di Messe e Mottetti, con un brano dedicato "alla Nobile, et virtuosa Signora Cattarina Assandra". E' il primo dei mottetti a otto voci. Caterina è l'unica a essere definita "nobile" e ciò conferma la sua condizione sociale. La dedica suona come una richiesta di aiuto o di protezione.

Nel 1609 esce la raccolta di mottetti a due e tre voci dell'Assandra. Nel frontespizio leggiamo che essi sono: "per cantar nell'organo con il Basso continuo
di CATERINA ASSANDRA PAVESE.
Nuovamente composti e dati in luce. Opera Seconda.
Aggiuntovi una Canzon Francesa à 4 et le Letanie della B.V à 6 del Rever. Don Benedetto Re, suo maestro di contraponto.
In Milano per l'herede di Simon Tini et Filippo Lomazzo. M. DC. VIIII (1609).

Se questa era la seconda, doveva esserci anche un' "Opera prima". Di questa però non abbiamo notizie. Si possono fare alcune considerazioni: non può essere stata composta al tempo della lettera di Lomazzo, nel 1606, perché allora lo stampatore l'avrebbe citata come motivo di alto merito per la nostra Caterina. Nella dedica del Re l'autrice non è citata come musicista. L'opera prima quindi potrebbe essere stata composta tra il 1607 ed il 1609. Si può anche presumere che l'opera fu scritta, ma per un motivo a noi sconosciuto, non fu mai data alle stampe.

Veniamo alla lettera di dedica dell'opera seconda, indirizzata: "all'illustrissimo et Reverendissimo Signor Conte Giovanni Battista Biglia, Vescovo di Pavia e Signor mio sempre colendissimo".

"Illustrissimo, e Reverendissimo Signore, Non seguì così tosto la promotione della persona di VS. Illustrissima al Vescovato di Pavia, che immediatamente si lesse il piacere universale, a quel che intendo, nelle fronti di quei prelati, che allora in Roma residendo, le ne diedero con mille affettuosi segni una indubitata caparra. Ne cosi tosto la bramata istessa novella pervenne a Pavia, che subito con un ap plauso insolito, e indicibile, si preparò la mia Patria a dimostrasse quelli indicii di contento, che poi con abbattimenti, con fuochi, con giostre, con poesie, e con mille altre dimostrazioni simili di gioia, in diverse volte fece altrui vedere, e sentire.

Restava che doppo le generali allegrezze seguissero, come pur seguite sono in molti, le particolari ancora, e che ciascuno conforme allo stato, e condition sua, disco prisse in effetti, col miglior modo possibile, quel vivo, e singolar desiderio c'ha non pure di vederla nel grembo di questa città, mà di fruirla, e d'ammirarla ancora. E frà gli altri a me saria stata per aventura attribuita nota di somma negligenza, quando non avessi anch'io tentato di porgerle, come fò, qualche tributo di sommis sione e d'onore, con quei deboli frutti, che dalle fatiche mie musicali dovevano uscire al mondo, sperando anco (confidando nella benignità sua) che non sia per disgradirlo, se ben non proporzionato ne alla grandezza d'un tal Prelato di S. Chie sa, come ella è, ne eguale al merto, e al valor suo, o almeno sia per gradire in quella vece la devozione, et osservanza dell'animo mio, verso l'Illustrissima perso na sua. Il che tanto più volentieri ho fatto al presente, quanto che, havendo io a servire a Dio nel Monastero di S. Agata di Lomello Diocese di VS. Illustrissima nel qual vivono Suore di molto spirito, e d'eccellenza di virtù veramente ornate, dove vo ben'anco cominciare a riconoscere in tal guisa quel protettore, sotto l'ombra di cui me ne havrò per l'avvenire a vivere felicissima i giorni miei. Supplico per tanto con ogni termine di devota humiltà VS. Illustrissima ad accettar questo picciol dono benignamente, e a supplire con la grandezza, e perfettione dell'animo suo a difetti del mio parto. Piaccia al Signore di darmi lena, e ingegno tale, ch'io possa con progresso di tempo mostrare altrui col mezzo di più gravi studi, quanto io debitamente osservo gli eccelsi meriti di VS. Illustrissima alla quale umilmente in chinandomi faccio profonda riverenza.

Di Pavia, il di 8. di Maggio 1609.
Di VS. Illustrissima umilissima e divotissima serva
Catterina Assandra"

Nella lettera abbiamo una Caterina, giovane, spigliata e buona conoscitrice dell'italiano di allora, cioè quello secentesco.

Nella dedica non è fatto cenno alle Canzoni e Litanie aggiunte di Benedetto Re; si ha l'impressione però che, in questo caso, sia l'allieva ad aiutare il maestro.

L'elezione del nuovo vescovo fu accolta con grandi manifestazioni di gioia, "generali allegrezze", dopo le quali si accenna alle "particolari", cioè le feste private, con le quali: "... ciascuno conforme allo stato e condition sua, discoprisse, in effetti, col miglior modo possibile, quel vivo e singolar desiderio c'ha non pure di vederla nel grembo di questa Città, ma di fruirla e d'ammirarla ancora". Caterina stessa sentì il bisogno di onorare il prelato; infatti: "E frà gli altri a me saria stata per aventura attribuita nota di somma negligenza, ecc." da queste dichiarazioni possiamo trarre alcune conclusioni: in primo luogo, dalla sua frase "fra gli altri", abbiamo un'altra conferma che l'Assandra apparteneva alla società che poteva onorare il vescovo in maniera privata, cioè a una famiglia agiata e nobile. In secondo luogo, se a lei sarebbe stata attribuita nota di somma negligenza, ove non avesse onorato il vescovo con una sua composizione, vuol dire che le doti musicali di Caterina erano ben note ai pavesi e molto apprezzate da essi.

L'otto maggio 1609, quando dedicò la sua opera al vescovo Biglia, scrive: "Di Pavia il dì 8 maggio 1609". Caterina quindi si trovava ancora in quella Città, ma già sapeva di dover entrare nel convento di Lomello, perché: "havendo io à servire à Dio nel monastero di Sant'Agata di Lomello, diocese di V.S. Illustrissima nel qual vivono suore di molto spirito, ed eccellenza di virtù veramente ornate,"ecc... e dove: "per l'avvenire à vivere felicissima i giorni miei". Si presume che Caterina sia entrata in convento lo stesso mese di maggio 1609.

Abbiamo già detto, nella parte II, del monastero in questione, appartenente all'ordine benedettino della congregazione cassinese.

Già sotto la giurisdizione del vescovo di Lodi, passò all'inizio del 1600 alla giurisdizione del vescovo di Pavia. Per Caterina la scelta del monastero di Lomello, poteva essere dettata da opportunità di carattere patrimoniale. Dovendo le suore avere una dote, il padre poteva possedere beni da annettere al già cospicuo patrimonio del convento; oppure la scelta fu determinata dalla gioia degli ambienti ecclesiastici per il ritorno del monastero sotto la Chiesa di Pavia. Caterina ha condiviso questa soddisfazione ed ha dedicato la sua opera al vescovo di Pavia contemporaneamente al suo ingresso in quel convento.

L'opera della nostra compositrice contiene diciotto mottetti, su tre dei quali sono apposte dediche particolari. Il V "Ecce confessar magnus" è indirizzato "all'Illustre e M.R. Signora, la Signora donna Antonia Benedetta Rattaggia, Monica nel Monastero di Cairate" probabilmente pavese e conoscente di Caterina (il monastero di Cairate, allora, dipendeva da Pavia). "Veni Sponsa Christi" dedicato "all'Illustre e M.R. Signora, la Signora Suor Silvia Assandra Monica in Santa Chiara di Cremona". Sembra essere la sorella di Caterina, forse il brano è scritto per lei nel giorno della vestizione. "Iubilate Deo" (XV) dedicato: "alla molto Illustre, molto Reverenda, et Virtuosissima Signora, la signora Donna Alda Vittoria Cornazana, Monica nel monastero delle caccie di Pavia". Questa ultima dedica, più solenne, fa pensare ad una persona importante; infatti trattasi dell'abbadessa del suddetto monastero, già tale nel 1609.

Lo stile musicale dell'Assandra è molto lirico, fiorito e piacevole. La giovane conosceva molto bene il contrappunto, e, nel seguirlo, riusciva sempre ad essere creativa e originale. Nella sua opera ci sono momenti particolarmente geniali, per quanto riguarda l'applicazione della pittura sonora; per esempio le note sostenute a lungo per il testo di apertura di "Audite coeli" ed il gioioso andamento del "Iubilate Deo". Il discorso musicale risulta sempre grazioso, sia quando le parti vanno in imitazione, che quando procedono in omoritmìa. In tutta l'opera, la Assandra si rivela competente, capace di scrivere con intelligenza, sia per le voci che per gli strumenti ad arco.

Dopo il 1609, anno della pubblicazione della sua "Opera seconda", non abbiamo più notizie di Caterina Assandra. Pensiamo che sia diventata suora a Sant'Agata, dove abbia potuto continuare a comporre musica, e ad insegnarla alle consorelle (non è esclusa questa ipotesi). Nella dedica al vescovo diceva: "Piaccia al Signore di darmi lena, et ingegno tale, ch'io possa con progresso di tempo, mostrare altrui col mezo di più gravi studi, quanto io debitamente osservo gli eccelsi meriti di VS. Illustriss.".

Purtroppo non ci è pervenuta altra musica, almeno sino ad ora.

Certamente se fosse vissuta ed avesse continuato a scrivere musica, non le sarebbe stato impedito di stamparla, solo perché era una suora; anzi molte suore compositrici pubblicarono collezioni musicali ed anche molto copiose. Ci voleva, certo, l'accordo del monastero, dell'ordine e del vescovo.

Noi, purtroppo non sappiamo le condizioni di vita dell'Assandra, una volta entrata in convento, comunque, anche senza affidare le sue musiche alla stampa, ella avrebbe potuto continuare a esercitare le sue doti musicali, anche, e soprattutto quelle compositive, all'interno del convento di Sant'Agata. Abbiamo infatti moltissime testimonianze di concerti eseguiti nei monasteri dalle monache, che dimostravano sempre cospicue doti di compositrici ed esecutrici.

Caterina Assandra ebbe fortuna, come compositrice, in Germania ed in Polonia. Difatti, dopo pochi anni dall'uscita dell'Opera Seconda, due suoi brani furono inseriti in antologie pratiche di musica sacra e sì creò, Oltr'Alpe, un vivo interesse per le sue composizioni.