Guidone

Guidone da Lomello, Vescovo di Savona

Le notizie storiche intorno alla sua persona non sono molte, ma quelle poche in nostro possesso sono ampiamente sufficienti ad illuminare la vita e le opere di questo nostro antico ed illustre concittadino, lontano nel tempo, ma tanto vicino per le sue qualità morali: l'onestà, l'eroismo, la giustizia, la pietà, tanto da essere considerato santo dal popolo di Savona. Nei cataloghi (elenchi cronologici) è nominato come "beato", e in quello redatto da prete Giovanni Zuccarello nel 1533, c'è un inciso che lo chiama "santo". Trascriviamo: "1533; die XXV Januari.......... Dominus Beatus Guido de Lomelo, vocatus sanctus episcopus saonensis, sedit de anno 1173, sedit annos 10 tempore Alexandri Pape III"; 1533, 25 gennaio........... il signor Beato Guido da Lomello, chiamato santo Vescovo di Savona, sedette (sulla cattedra episcopale) dal 1173 e per 10 anni, al tempo di Papa Alessandro III.

Per Franco Ferretti, autore di una dotta monografia su Guidone, il nostro vescovo sarebbe stato sulla cattedra di Savona dal 1163 al 1184. Egli fonda la sua opinione su un documento del 1171, in cui si fa cenno esplicito a Guido savonese e su altri documenti che indirettamente possono riferirsi alla sua persona.

Non riteniamo che l'una o l'altra cronologia possano influire sulla figura del nostro vescovo e quindi ci atteniamo alla nostra sopra citata, augurandoci che si scoprano altri documenti e notizie.

Fu santo per il popolo che conobbe la sua virtù, ma non fu canonizzato dalla Chiesa. Guido o Guidone, altri lo chiamano Vido, sono in realtà un solo nome, la cui radice è di origine germanica, e cioè: "Wido"=bosco, foresta. Da qui il latino: "Guido Guidonis", oppure: "Vido-Vidonis"; si tratta quindi di un nome proprio che fu trascritto adattandolo alla grafia ed alla pronuncia latina. Guido, Guidone o Vidone nacque a Lomello dalla famiglia dei Conti palatini di Lomello. Non si conosce la sua data di nascita. Egli è sempre ricordato come: "Guidus de Lomelo" nell'elenco già citato. Beato Guido da Lomello dal Verzellino nel I° volume delle memorie particolari e specialmente degli uomini illustri della città di Savona. Nella enciclopedia ecclesiastica, alla voce "Savona", si legge: "ebbe a meritare la pubblica venerazione Vidone Lomello", designato quindi con il nome del luogo di nascita.

Ricevette l'educazione dai monaci benedettini di San Michele di Lucedio (Vercelli)(altri storici affermano che sia stato allevato dai canonici regolari di S. Agostino) e ben presto rivelò di possedere tutte le doti necessarie al governo di una diocesi.

Certamente Egli visse in un periodo ben conosciuto della storia medievale d'Italia e cioè quello di Federico Barbarossa, di Papa Alessandro III e dei Comuni. Alcune date: lega dei Comuni lombardi a Pontida (1167), fondazione di Alessandria (1168), assedio di Alessandria (1174), Battaglia di Legnano (1176), pace di Venezia (1177), pace di Costanza (1183).

Negli ultimi decenni del secolo XI, si notano vari fatti che preludono alla formazione delle autonomie comunali, parallelamente alle ultime fasi della lotta delle investi-ture ecclesiastiche. La lotta indebolisce la nobiltà feudale per lungo tempo divisa tra una fazione favorevole all'imperatore (Enrico IV e suo figlio) ed una che invece parteggiava per il Pontefice. A indebolire l'autorità dell'impero si aggiunge anche la lunghissima assenza degli imperatori dall'Italia. Enrico V muore nel 1125 e Federico I, detto enobarbo (barba di bronzo) o barbarossa, è incoronato imperatore da Papa Adriano III nel 1155. Un trentennio dunque di assenza durante il quale l'Italia fu abbandonata a se stessa. La lontananza degli imperatori tedeschi convinse molti italiani a considerare il potere imperiale un'ombra evanescente, o, un semplice ricordo storico. L'azione di Federico I ha invece presupposti diversi. Egli entra in Italia (per ben sei volte!) con la volontà di restaurare in pieno l'autorità imperiale. Si riteneva infatti successore degli antichi imperatori romani e pretendeva di esercitare tutti i poteri che a questi spettavano, secondo i testi giustinianei, ritornati in onore grazie agli studi della grande scuola di diritto romano di Bologna. I due princìpi che venivano citati a sostegno dell'autorità imperiale erano: "Quod Principi placuit legis habet vigorem" (quello che piacque al Sovrano ha vigore di legge) e "Omne jus populi Caesari concessum est" (tutto il diritto del popolo è concesso a Cesare, cioè all'imperatore).

La lotta per le investiture aveva fiaccato la feudalità italiana mentre, per effetto delle concessioni imperiali, crebbe enormemente il potere dei vescovi. Gli imperatori ed i Re d'Italia accordarono ampi benefici ai vescovi. Alcuni di questi si sostituirono addirittura al conte o al marchese (es: Trento, Parma, Bergamo), altri ebbero più contee (Vercelli). In altri casi, più numerosi, i vescovi esercitano il potere del conte entro le mura cittadine ed in un piccolo territorio fuori le Mura (detto: "jura") della città. Ci sono poi altri vescovi che non hanno neppure i poteri comitali sulla loro città, ma hanno poteri immunitari così ampi nei loro vasti possedimenti, nell'interno della città e fuori, da limitare grandemente il potere del funzionario imperiale. Caso tipico può essere considerato senz'altro quello del vescovo di Savona che godeva di ampi poteri. Guidone dunque agiva in questo tipo di società medievale, con giustizia, con scienza e con carità. Il suo episcopato si intreccia con i grandi eventi della titanica lotta fra Federico I di Svevia, Papa Alessandro III ed i Comuni. Il vescovo di Savona fu senza dubbio dalla parte del Papa Alessandro III, uomo integerrimo e pontefice fra i più grandi del medioevo. Infatti, ad istanza di S. Galdino, arcivescovo di Milano e dei vescovi comprovinciali, nel 1175, Papa Alessandro III costituì Ardoino, primo vescovo di Alessandria e privò il vescovo di Pavia dell'onore della croce e del pallio, in quanto si era schierato dalla parte di Federico imperatore. Per comprendere questo avvenimento e la partecipazione di Guidone allo stesso, è necessario ricordare che la diocesi di Savona faceva parte della Provincia lombarda e continuò ad essere soggetta al metropolita di Milano anche quando, nel 1133, Genova fu eretta in archidiocesi con giurisdizione su tutte le altri diocesi liguri. La diocesi di Savona fu sottratta alla giurisdizione dell'arcivescovo di Milano e assoggettata a Genova in data 8 luglio 1806 con decreto imperiale di Napoleone I. Alla morte di Idizio, o Ardizio, il Nostro fu eletto vescovo di Savona nel 1173, nel quale anno, ai 20 di novembre trovasi già segnata, in sua presenza, una convenzione tra il Comune di Savona ed i monaci dell'abbazia di Ferrania. Il 2 luglio 1178 una comprovazione del Vescovo d'Alba e di altri delegati è emanata su sentenza di Guidone a favore della chiesa di San Lorenzo di Genova.

Si giunge all'anno 1179. Guidone interviene al III Concilio Lateranense, indetto da papa Alessandro III, e sottoscrive i decreti conciliari. Questo concilio, il nono dei Concili ecumenici, fu tenuto nel mese di marzo del 1179 e vi parteciparono 300 vescovi, venuti da ogni parte, e poi preti, abati, chierici e legati di re e imperatori. Decise e discusse principalmente della elezione del Pontefice, delle eresie ed in special modo della disciplina ecclesiastica.

Guidone fu eletto arbitro nella contesa tra il marchese Enrico Guercio e la Comunità di Savona per la valutazione dei pesi e misure di Savona e stabilì un accordo duraturo. Era il 25 ottobre 1179.

Nell'archivio di Stato di Savona si conserva il "cartulario" dei notai Arnaldo Cumano e Giovanni di Donato (dall'anno 1178 all'anno 1188), nel quale il vescovo Guido è protagonista di 41 atti. Sono, in gran parte, atti di amministrazione della mensa vescovile, atti di obbedienza di alcuni abati, e arbitrati. Da questi atti il vescovo appare come un amministratore preciso, esigente nella disciplina ecclesiastica ed ottimo giurista. Nello stesso anno 1179, ai 19 di giugno, Rolando, abate del monastero di San Salvatore di Spigno (alto Monferrato) giura obbedienza a Guido, vescovo di Savona, ai suoi successori ed al coro della chiesa savonese. Traduciamo i passi più significativi: "Rolando abate... ricevuto il libro dei santi evangeli nelle sue mani e, tenendolo nelle mani, promise vera obbedienza al signor Guidone, vescovo di Savona, e ai di lui cattolici successori e al coro della chiesa di Savona ed inoltre pose le sue mani nelle mani dei predetto signor vescovo.

Fatto nell'anno del Signore 1179, indizione XI, il 13° giorno prima delle calende di luglio."

Il 27 ottobre 1179, Pietro, abate di Sant'Eugenio, giura obbedienza a Guido, vescovo di Savona, con una formula uguale alla precedente. Torniamo indietro di qualche mese ed ecco Guidone pronunciare lodo arbitrale nella controversia tra Comperato di Tiassano, da una parte, e Aicardo Alexe, Giovanni Lembello e Guglielmo Fexella, dall'altra, attribuendo a Comperato una terra incolta, posta in Tiassano, in luogo detto Fossalvaria, salvi alla canonica i diritti livellari, secondo la consuetudine di Tiassano. "Ego Guido, episcopus Saone, visis utriusque partibus rationibus, laudo ipsam terram Comperato et suis eredibus, salvo iure nostro, ecc. (viste le ragioni dell'una e dell'altra parte, pronuncio lodo arbitrale che quella stessa terra sia assegnata a Comperato ed ai suoi eredi, salvo il nostro diritto, secondo l'uso di Tiassano) Actum in palatio Saonensis episcopi, MCLXXVIIII (1179), in Purificatione Sancte Marie (quindi il 2 febbraio), indictione XI".

Questo arbitrato provvido ed intelligente non è il solo. Infatti, l'anno successivo 1180 nel mese di agosto (manca il giorno), il nostro Vescovo pronuncia lodo arbitrale nella controversia vertente tra la Chiesa di San Pietro, rappresentata da frate Ottone, e Iacopo del fu Oberto Cabuto, per la proprietà di un piccolo appezzamento di terra, situata in Fossalvaria, che fu di Giovanni Cabuto, sulla base di un compromesso che assegna la proprietà alla Chiesa, la quale dovrà pagare 15 soldi a Iacopo. Guidone emette una decisione che sigla l'accordo tra le parti, con piena soddisfazione di entrambe. Fatto in Savona nel pontile che è presso il palazzo del signor Vescovo, MCLXXX (1180) nel mese di agosto.

Un esempio di investitura livellaria: 1181, maggio 6. Alessandra moglie del fu Amico Nolasco, refuta i diritti sulla terza parte di una terra incolta situata presso la torre "de Taiata", nelle mani di Guido, vescovo di Savona, che ne dà investitura livellaria per 29 anni a Benvenuta del fu Amico Nolasco ed ai suoi eredi, contro il corrispettivo annuo di un denaro a Santo Stefano. Anche questo "actum in pontili domini episcopi, sexto die madii".

Il 23 agosto 1181, alla presenza di Guido, vescovo di Savona, Alberto Terrino affida il suo ospedale, situato "extra portam Furam", nelle mani di Framondo e Bianco, frati di Santa Maria di Monte Gazzo.

Un atto singolare e importante di cui si riporta la parte diapositiva tradotta dal latino: "ut... affinché abbiano e tengano lo stesso ospedale con l'orto che si trova davanti all'ospedale e con una casa che è tra la porta Fura, con una vigna che giace presso San Donato. "Ea lege" diede a loro (i due frati) quell'ospedale, che non possano vendere nè alienare lo stesso, nè le terre, se non su parere ed ordine del vescovo di Savona e che siano tenuti a dare ivi ospitalità ai poveri e che ivi abiti uno dei frati, il quale assiduamente custodisca l'ospedale e che serva a Dio ed ai poveri; e così ricevettero l'investitura e promisero di osservarla. Actum in curia saonensis Episcopi, anno Domini MCLXXXI, mense augusti, indictione XIII, X kalendas septembris".

Il 31 agosto 1181, Guido, vescovo di Savona, investe Angelerio, monaco di San Venerio del Tino, della corte di Frasso, situato in Corsica, per la quale disputavano l'abate di San Venerio ed il vescovo di Ajaccio. Questo dimostra quale fosse la fama e l'autorità del vescovo Guido, anche oltremare!

Segnaliamo ancora un lodo arbitrale del 31 gennaio 1182 che assegna delle terre del vescovado; e una vendita, alla presenza del vescovo, riferentesi al manso "de Centumclavis" in territorio di Legino.

Nell'anno precedente, e cioè nel 1181, il nostro vescovo segnala, in modo eroico, la Sua Carità; lasciamo la parola al Verzellino: "Questo beato pastore fu di carità immensa, qual specialmente esercitò, quando la regione circonvicina era gravata da pestifero contagio e la città mesta per la morte di non pochi suoi abitatori". Il Massa, nel diario dei Santi, ricorda: "il nostro santo vescovo che di sua presenza solleva i poveri infermi, segnalando con esercizi eroici la sua carità".

La nobile esistenza di Guido, vescovo di Savona, volge al termine; conclude infatti il Verzellino: "e chiudendo gli occhi in pace, se n'andò a godere la felicità eterna nell'anno 1183".