Opicino

Opicino de' Canistris

Per seicento anni fu chiamato l'anonimo ticinese, e solo dopo gli studi del mons. prof. Faustino Gianani nel 1927, fu riconosciuto come il prete lomellino Opicino de' Canistris. Egli nacque a Lomello il 24.12.1296 e stese la sua autobiografia su due codici di pergamena (codice vaticano palatino n.1993 e codice vaticano latino n.6435, il primo studiato dal Gianani ed il secondo segnalato nel 1944 da Almagià), in modo strano e curioso, ma che certamente corrispondeva ai canoni medievali allora in uso.

Lo conosciamo come asceta ed anche come artista. E' un uomo buono che fa con semplicità le sue confessioni e descrive le sue vicende in disegni di difficile comprensione. A volte usa un linguaggio che echeggia quello di Orazio, a volte esce con sentenze e frasi che ricordano il celebre giurista romano Papiniano. Dice di essere andato a scuola a Lomello.

Nel 1302, all'età di sei anni, impara religione. Come tutti i bambini, nel 1303 va a scuola, ma di mala voglia; perché "missus violenter ad scholas". Si trasferisce in seguito a Pavia. Ritorna a Lomello e studia grammatica. E' un ottimo ingegno e a solo 12 anni insegna agli altri scolari.

Nel 1316 si trasferisce a Genova, che ricorda come un luogo scevro da faziosità politiche e sereno per lo spirito, al contrario di Pavia, che è governata dalla discendenza della carne da macello, detta popolarmente beccaria... Il 30 marzo 1320 celebra la prima messa in Pavia.

Nel 1334 una infermità lo conduce quasi a morte. Nel 1335 muore sua madre. E' chiamato alla penitenzieria romana e scrive: "De preminentia spiritualis imperii". E' chiamato ad Avignone alla corte di Papa Giovanni XXII.

Qui, lontano da Pavia, scrive il "De laudibus Civitatis Papiae".

Muore in Avignone l'anno 1352 circa.