Conti Crivelli

Il 27 agosto 1449 Francesco Sforza dà in feudo Lomello e Dorno ad Antonio Crivelli con la facoltà di cingere il paese con mura e fossato. Il Crivelli fa costruire quasi dalle fondamenta il castello, che era stato distrutto da Facino Cane, lo cinge di fossato, inserendo tra l'altro il ponte levatoio. Morto il conte Antonio, ricevevano l'investitura del feudo dal duca Galeazzo Maria Sforza, i figli di lui Ugolotto, Giovanni Bartolomeo e Giovanni Benedetto, i quali vennero presto in contrasto; una sentenza arbitrale del 20.12.1469, aggiudicava i beni a Giovanni Bartolomeo.

Succedevano poi il figlio di Ugolotto, Antonio, quindi il figlio di quest'ultimo: Alessandro, il quale, rimasto vedovo, diventò prete, e fu creato cardinale da papa Pio IV il 12.3.1565, con il titolo di S. Maria in Ara Coeli.

Nel frattempo il ducato di Milano passa prima ai francesi, dal 1499 al 1525, poi agli spagnoli di Carlo V imperatore e ai successori re di Spagna, sino al 1706.

L'8 luglio 1603 il conte Ambrogio Antonio Scarampi Crivelli nominava suoi eredi particolari del castello, del feudo e dei beni di Lomello, i suoi figli Luigi ed Alessandro; e a quest'ultimo il 5.5.1605 rimetteva la terza parte del feudo di Lomello, con gli edifici e redditi connessi. Lo stesso giorno però, Alessandro ne faceva cessione al marchese Carlo Emanuele, un altro dei suoi fratelli. Nel 1633 era conte Amedeo Crivelli. Sotto di lui il feudo, con i suoi diritti, era sequestrato dalla R. Camera di Milano e poi restituito ai di lui figli Luigi e Carlo Antonio. Il 20.12.1666 il governatore di Milano, in nome di Carlo II, nuovo re di Spagna, dava investitura del feudo di Lomello al conte Luigi. Morto costui, subentrava il fratello Carlo Antonio. Questi, 23 anni dopo, refutava il feudo di Lomello e Dorno a favore dei marchesi Flaminio ed Enea Crivelli, del ramo milanese, ai cui discendenti passava la contea sino all'abolizione.

Questa in sintesi la successione dei Crivelli, come conti di Lomello, sotto i quali il nobile borgo entra in un periodo di decadenza.

Lomello non costituiva più un crocevia importante per le comunicazioni e per le nuove strategie belliche. Le continue scorrerie degli eserciti, mercenari, al soldo di questo o di quel signore, del re di Francia, o di quello di Spagna, avevano impoverito le risorse della Lomellina.

La dominazione spagnola non favorì certamente lo sviluppo delle attività economiche, anzi la pressione fiscale era, in questo periodo, al limite della sopportazione. Dai documenti dell'archivio camerale si possono rilevare imposizioni, ricorsi e controricorsi, relativi a controversie di carattere fiscale.

Si aggiunga poi una serie di epidemie di peste: quella del 1576, detta anche di San Carlo; e l'altra dei 1630, illustrata dal Manzoni nei "Promessi Sposi".

A questa grave situazione sociale faceva però riscontro un notevole sforzo degli abitanti per migliorare le condizioni di vita. E' infatti ricordata la costruzione di dighe sul fiume Agogna, per il funzionamento di mulini e per l'irrigazione dei campi. Furono anche restaurati i conventi e le chiese. Alla fine del 1600 a Lomello si contavano 108 fuochi e, tenendo conto di circa 20 dipendenti dei conti Crivelli, e di circa 120 religiosi, si arrivava ad una popolazione di 550-570 persone.

Lomello non era più una "mansio", come in epoca romana, nè un "oppidum", come nel medio evo. L'avvento delle armi da fuoco aveva cambiato la strategia della guerra. Il castello era diventato una abitazione signorile.

Nel 1707 la Lomellina passa ai Savoia, che se la vedono assegnare definitivamente nel 1713 con il trattato di Utrecht. Si nota un lieve miglioramento nelle condizioni economiche e sociali. Lomello ed il suo territorio furono aggregati, per la parte amministrativa, all'Intendenza generale di Alessandria e per la parte militare, al governatore, residente in Mortara. Nuovi clamori di guerra nel 1733 e la Lomellina fu invasa nuovamente dagli eserciti stranieri.

Le vicende delle guerre, terrorizzando gli abitanti, producevano delle situazioni gravi come quella citata in un elenco delle botteghe di "accensatori" (venditori di acquavite) della Lomellina. All'avvicinarsi delle truppe, (in questo frangente franco-ispane), tutti fuggivano, e in Lomello, risulta che l'accensatore Luigi Berri, "dalli 11 dicembre 1745 alli 6 marzo 1746, non ha aperto bottega, nè venduta acquavita".

Nel 1723 un decreto reale istituiva in Lomellina l'INSINUAZIONE, che mirava a garantire e conservare gli atti, gli istrumenti, le disposizioni testamentarie e le scritture pubbliche. Mentre prima non vi erano norme sicure per il rogito e la conservazione degli atti, ora veniva istituito un luogo di tappa, dove c'era un segretario della insinuazione, o un notaio collegato, che provvedeva alla bisogna. Lomello era luogo di tappa e ad esso vennero aggregati Gropello, Garlasco, Valeggio, Scaldasole, Dorno, Ottobiano.

Questo nuovo sistema suscitava proteste nei cittadini che non erano abituati alla regolarità amministrativa, praticamente inesistente sotto il ducato di Milano. Si aggiunga poi che non risulta che in Lomello si trovassero notai e che si potessero reperire persone atte a fare da segretari e funzionari. Venti anni dopo infatti, si spostò il luogo di tappa a Mortara per rendere più funzionale il sistema della insinuazione.

Le condizioni economiche degli abitanti erano sì migliorate, ma rimanevano ancora misere, anche perché le ricchezze erano concentrate in mano a poche famiglie milanesi come i Crivelli, i Confalonieri, i Malaspina, i quali sino alla metà del 1800, esercitavano sulla Lomellina l'egemonia del censo.

L'agricoltura riprese e si rese necessario porre maggior cura nella irrigazione. L'uso delle acque del fiume Agogna aveva suscitato molte e interminabili contese, fin dal secolo XVI. Sul principio del secolo successivo, con strumento del 22 marzo 1604, rogato a Pavia, il conte Antonio Beccaria dava facoltà al collegio dei Gesuiti di Brera e alla Comunità di Lomello di costruire sull'Agogna, in territorio di Olevano (cascina Battaglia), una chiusa e di derivare un cavo di acqua, che irrigasse le terre di Lomello e di Galliavola. E' l'Utenza di Roggia Grossa, tuttora esistente.

Purtroppo, dopo questa bella impresa, cominciarono le liti: nel 1618 tra il collegio di Brera e il conte Luigi Crivelli; dal 1609 al 1639, tra il fisco spagnolo da una parte ed il conte Antonio Beccaria, il collegio di Brera, il comune di Lomello, i fratelli e le sorelle De Capitani, dall'altra; e successivamente, con interruzioni, dal 1689 al 1725, tra la Comunità di Lomello, il Collegio di Brera ed il Marchese G.B. Ghislieri di Pavia e sino al 1745, tra la Comunità di Lomello ed il collegio di Brera. In tale epoca, durante la guerra per la successione d'Austria, fu costruito, dalla provincia Lomellina, un ponte in legno sull'Agogna presso Lomello per il passaggio delle milizie. In esso furono spese 1600 lire di Piemonte.

Nel 1773, papa Clemente XIV, sotto la pressione delle corti borboniche (in primis, Francia e Spagna), sopprimeva la Compagnia di Gesù. Questo avvenimento scatenava anche a Lomello, la corsa all'incameramento dei beni della compagnia da parte dell'erario ed alla loro vendita all'incanto. In calce alla bolla di Clemente XIV, esistente in copia nell'archivio storico di Lomello, un anonimo scrisse in versi la propria soddisfazione per l'avvenuta soppressione.

Nel 1779, Vittorio Amedeo III, re di Sardegna, con regie patenti, date in Torino il 12 febbraio, concedeva ampi privilegi ad una fabbrica di: "bombacine, frustagni ed altre opere di cotone e filo", che sarebbe sorta in Lomello, sotto la ragione: "Giuseppe Magnaghi, figli e C.". Il re dichiarava di prenderla sotto la sua protezione e concedeva l'esenzione da qualunque carico fiscale, così per l'esportazione dalla provincia di Lomellina, che per l'introduzione di cotoni, fili, ordigni e tinture. Da notare il diritto di privativa per 10 anni, esteso a Mortara e ad altri paesi limitrofi a Lomello, nei quali, per detto periodo, restava vietata la costruzione di fabbriche dello stesso genere.

Con l'avvento di Napoleone Bonaparte, anche Lomello subì notevoli cambiamenti sotto l'aspetto religioso e politico. Soppressi i monasteri e gli ospedali; disperse le suore, dissipati i cospicui benefici. Lomello e la Lomellina furono aggregate al dipartimento dell'Agogna, con capoluogo Novara. Con decreto 23 vendemmiaio dell'anno nono della Repubblica Francese (cioè il 15 ottobre 1800), era stato nominato commissario del Governo nei circondari di Alessandria e della Lomellina, il cittadino Gardini, procuratore di Asti. A Lomello, durante la rivoluzione francese, ci fu grande disordine e scompiglio. La rabbia dei repubblicani improvvisa non risparmiò neppure i libri parrocchiali.

Si ebbe anche un incredibile episodio: il Parroco di San Michele, Ferdinando Bazzana, in un suo componimento poetico, inneggiava a Napoleone ed ai suoi trionfi, e salutava, come avvenimento benefico, la nascita del Re di Roma! In odio, ovviamente, al Pontefice.

Nel 1814, Napoleone, sconfitto e prigioniero a sant'Elena, ha inizio la restaurazione degli stati precedentemente esistenti. Lomello con la Lomellina è nuovamente sotto il regno di Sardegna e dà il nome alla provincia di Lomellina, che ha come capoluogo Mortara.

Cambiano anche le circoscrizioni ecclesiastiche. Le chiese della Lomellina, sottratte al vescovo di Pavia, vengono, in gran parte, aggregate alla diocesi di Vigevano. Fra gli ecclesiastici di Lomello, insigne, per la carità cristiana, il sacerdote Ottavio Volpi, il cui nome è scolpito in due lapidi marmoree nel Palazzo del Municipio in piazza della Repubblica.

Le guerre d'indipendenza nazionale passano anche da Lomello.

Nel 1859 il generale Francesco Gyulai, comandante delle truppe austriache, pone il suo quartier generale in Lomello, dal 2 al 7 maggio, alloggiando nell'ala nord del Castello, ora sede del Gerontocomio.

Nella stessa guerra, la Lomellina è volontariamente allagata dai suoi abitanti, per impedire, o rallentare l'avanzata austriaca nel nostro territorio. Fra coloro che combatterono per la indipendenza d'Italia in Lomello, ricordiamo anche il marchese Vitaliano Crivelli, nipote dei conti di Lomello e Dorno.

Garibaldino, libero pensatore e medico condotto in Lomello, Francesco Cazzuli, si distinse per le battaglie a favore della libertà.

Fra la popolazione di Lomello, suscitò grande avversione la tassa sul "macinato" dei cereali, che, essendo una imposta indiretta, veniva a colpire, nella stessa misura, tanto il ricco quanto il povero.

Ci furono a Lomello delle dimostrazioni e dei cortei, durante i quali i carabinieri a cavallo tentarono di disperdere i dimostranti, facendo roteare le spade sguainate; ed in tale occasione, mozzarono, si pensa involontariamente, un orecchio ad un partecipante al corteo di protesta.

La tassa, proposta dal ministro per le finanze Quintino Sella nel 1865, fu prima disattesa, per le grandi proteste e sollevazioni, poi adottata nel 1868. Contro questa, l'avv. Angelo Corini, proprietario del Castello, tenne il 1° luglio 1877, davanti all'Assemblea della Società di Mutuo Soccorso, un ardente discorso, in cui, con dovizia di argomenti, dimostrò l'iniquità di detto prelievo fiscale.

Dal 1908 al 1912 fu ampliato e ristrutturato il Palazzo comunale, in piazza Umberto I (ora piazza della Repubblica), su progetto dello Studio Ing. Luigi Comi. Dal sec. XVI in poi, abbiamo voluto riportare alcuni avvenimenti, che ci sembravano significativi per la vita della popolazione, senza indugiare su fatti che riguardano la storia generale d'Italia e di Europa, mentre l'accento l'abbiamo posto sulla storia romana e su quella medievale dell'insigne borgo. In questi periodi infatti Lomello vede la costruzione dei suoi più importanti monumenti, di cui diremo molto diffusamente nella seconda parte.