Romani

La strada che da Ticinum, cioè Pavia, giungeva a Lomello, proseguiva per "Cuttiae" (Cozzo) e qui si divideva in due tronchi, uno diretto a Torino ed al passo del Mongirievro, l'altro a Vercelli, Ivrea, Aosta e poi ai passi del Grande e Piccolo San Bernardo. Gli antichi itinerari (Itinerarium Antonini, Burdigalense, Vasi di Vicarello, Anonimo Ravennate) indicano Laumellum come "mansio" ad una distanza da Ticinum fra le 20 e 21 miglia romane (1 miglio romano=m.1478,50). Nessuno degli itinerari ricordati è anteriore alla fine del III sec. d.C., ma si può affermare che Lomello era un centro importante almeno dalla prima metà del II sec. d.C.

La costruzione di una "mansio" fu certamente consigliata dalla posizione strategica del nostro borgo, che, in epoca romana, aveva il suo fulcro dove ora sorge la basilica di Santa Maria. Il termine latino "mansio" significa letteralmente "sosta, fermata". In essa c'era tutto ciò che serviva per ospitare milizie, magistrati, imperatori, commercianti, ecc. C'erano quindi delle strutture ricettive: possibilità di far riposare uomini e cavalli (nelle "mansiones" si trovavano almeno 40 cavalli di ricambio; veicoli di ogni sorta, magazzini, caserme, carpentieri, falegnami, ecc.). Al mantenimento della "mansio" contribuiva soprattutto la città vicina (Ticinum, ora Pavia), per cui essa costituiva un prestigio, ma anche un onere rilevante. I "Praepositi" alle "mansiones" erano personaggi importanti ed avevano diritto al titolo di "perfectissimus", dato anche ai cavalieri romani e che veniva subito dopo a quello di "clarissimus" dato ai senatori.

Da un punto di vista amministrativo quindi, la Lomellina e Lomello dipendevano da Ticinum. A testimonianza di questo legame, abbiamo notizia del ritrovamento di una epigrafe nel nostro territorio che ricorda un membro della tribù "Papiria": Iulius Pertinax, tribù alla quale sono ascritti i cittadini di Ticinum dal 42 al 41 a.C.

In Lomello, nel 1893, di questa strada romana furono scoperti alcuni tratti in località Chiesuolo, poco lontano dalla Basilica di S. Maria Maggiore e, a fianco di questa via, emersero tombe in mattoni del tipo a capanna.

Nella stessa località, nel 1978, si rinvennero altre tombe prive di corredo.

Questo tronco di strada, probabilmente, si dirigeva, costeggiando all'incirca l'attuale via Circonvallazione, verso la porta delle mura tardo romane scoperte a Villa Maria, proprietà Carla Nicala, nella campagna di scavi dell'estate 1984 e proseguita negli anni successivi, condotta congiuntamente dall'Università di Lancaster e di Pavia, con l'intervento della Soprintendenza ai beni archeologici della Lombardia e con l'assistenza del Comune di Lomello. Altri scavi nello stesso luogo furono effettuati nell'estate del 1986. Certamente la Laumellum romana era situata più a nord-nord est di quella medievale ed occupava l'area più alta e protetta, sfruttando l'elevazione naturale del terreno.

I resti delle mura romane erano ancora in vista nel secolo scorso e circondavano per due terzi l'altopiano di Santa Maria. Nel 1875 parte di queste mura furono comperate e smantellate dal Conte Greppi di Galliavola per difendere i suoi possedimenti dalle acque dell'Agogna. In questa occasione vennero alla luce lucerne, olle, cuspidi di lancia ed altri arnesi, nonché dei muri e dei cunicoli sotterranei allacciantisi nella direzione della chiesa. Quello che è rimasto delle mura è incorporato nella facciata diruta della basilica di S. Maria e nel muro di cinta della Canonica.

Il Ponte ricorda: "lo scempio che venne fatto dei suoi monumenti, venduti da chi doveva curarne la conservazione, obliati, dispersi".

Ricordiamo anche un altro recente, importantissimo ritrovamento. Nel 1969 in un cortile di via Gallerina, in seguito ad uno scavo per l'interramento di un serbatoio di gasolio, fu rinvenuto un mosaico pavimentale di tessere bianche e nere con alcune altre policrome (ad es. la testa della gorgone). Per decisione della Soprintendenza ai beni archeologici di Milano, il pregevole mosaico veniva "strappato", dopo averne fatto fotografie e disegni particolareggiati, quindi ricomposto in staia di legno da un tecnico mosaicista, assieme a un materiale di supporto per le tessere, e dopo che lo speciale cemento si era solidificato, tolte le forme in legno, veniva sistemato sulle pareti di una sala del Castello di Lomello, al secondo piano, dove trovasi tuttora.

Il mosaico può essere assegnato alla fine del II sec. d.C. o ai primi decenni del III sec. d.C.

Altri reperti romani rinvenuti a Lomello non più reperibili e riportati da diversi autori sono: un cippo votivo in calcare, che fu infisso nell'atrio del palazzo comunale di Vigevano, nel 1875, per dono di Vincenzo Capra. Tale cippo lo vide in Lomello anche il Capsoni, che nel 1785 l'inseei nel volume II delle sue "Memorie istoriche della Città di Pavia". Rappresenta un personaggio togato intento al sacrificio di un toro, davanti alle immagini degli antenati; nell'epigrafe compare il nome del dedicante Tito Manilio figlio di Salvio Giusto T MAN LIUS SAL F IUSTUS M. V. S. L. M., quest'ultima è una sigla convenzionale e cioè "Memor Voti Solvit Libens Merito". Degna di nota la bellezza della paleografia, i suoi caratteri appartengono all'inizio dell'impero. Il Capsoni assegnò la lapide agli anni che vanno dal 25 al 50 circa del I sec. d.C. Un'altra lapide, trovata in San Lorenzo "extra muros", chiesa priorato a sud ovest dell'abitato, convertita poi ad uso rurale, ricordava le benemerenze della famiglia del "sevir" Popillius L.L. Callistus. Nella stessa iscrizione si citava inoltre un "concilium" chiuso da un recinto e la costruzione di opere idrauliche ed edilizie.

A testimonianza della strada romana furono trovati due rocchi di colonne miliari, reimpiegate in edifici medievali, uno dedicato all'imperatore Antonino Pio Augusto (Caracalla); e l'altro a Magnenzio Augusto (351-353 d.C.) imperatore in occidente, ma considerato usurpatore.

Lo scrittore Ammiano Marcellino (330-400 d.C.), a proposito di strade, ci racconta un bel viaggio di nozze, attraverso Lomello, avvenuto nell'anno 355 d.C. Egli scrive: "Quindi pochi giorni dopo, unitasi la giovane Elena, sorella di Costanzo, al Cesare (Giuliano) col vincolo matrimoniale e preparato tutto ciò che richiedeva la fretta della partenza, Giuliano con una piccola scorta, uscì da Milano alle calende di dicembre (il I° dicembre) e, accompagnato dall'imperatore fino ad un luogo, noto per due colonne, situato tra Lomello e Pavia, giunse direttamente a Torino". Ecco quindi percorso uno degli itinerari sopra ricordati, da personaggi quali: Costanzo II, imperatore dal 350 al 361 d.C.; Giuliano Cesare, in Gallia nel 355, e la moglie Elena.

Molto rimane ancora per tracciare un quadro esauriente di Lomello romana; non sono ancora noti una serie di aspetti essenziali: la composizione della popolazione, l'organizzazione dell'economia, l'aspetto urbanistico dell'importante "vicus", le strutture della mansio, le strade minori ed i loro collegamenti. Solo uno scavo di vaste proporzioni potrebbe risolvere gran parte di questi interrogativi.

Negli anni successivi al III sec. d.C., la posizione strategica di Lomello assume maggiore importanza. Nascono nuove esigenze per la difesa dei confini dell'impero romano d'occidente, per cui sorgono, in Lomello, le imponenti mura, che sostituiscono, forse, una difesa meno solida antecedente. Popoli nuovi, germanici e non, occupano territori dell'impero d'occidente, sia pure come "foederati".

Prima gli Eruli ed i Sciri con Odoacre, poi i Goti dell'Est (Ostrogoti) con Teodorico occupano stabilmente, seppure col permesso dell'imperatore d'oriente, l'Italia.

Il Cristianesimo si diffonde nei territori transpadani. Ricordiamo, di questo periodo, una lapide mutila, con iscrizione cemeteriale cristiana, rinvenuta, scavando nel cortile della canonica di S. Maria Maggiore (nel 1894) e poi portata al museo nazionale di Torino.

Nella lapide, di notevole importanza, i simboli cristiani delle due colombe beventi al calice e la formula con la quale inizia l'iscrizione: "Quisquis leget veneretur U(sottinteso "signum Crucis")".

Di questa lapide Giuseppe Ponte ha tentato una restituzione, consentita da un confronto con epigrafi dello stesso periodo, trovate nel territorio pavese.

Quisquis leget veneretu[r + Hic requiescet in pac[e b(onae) m(emoriae)] masculus innoc[entissi]mus et sapientissim[us n]atus qui parvos in [saeculo v]ixit ann(os) pl(us) m(inu)s [d (e) p(ositus) e]st sub d(ie) Kal(endas) Mar(tias) [p(ost) c(onsulatum) P]aulini Iunior(is) v(iri) [c(larissimi) in(n) d(ictio) n]e septema QU[intus L]entulus parentibu[s b(ene)]m(erentibus) m(emoriam) [p(osuit)].

Tra le parentesi quadre le parole del testo ricostruito dal Ponte e che non appare sulla lapide. Le parentesi tonde indicano l'esplicazione delle abbreviazioni in uso allora e che appaiono nel testo.

Traduzione: "Chiunque legge veneri (il segno della croce). Qui riposa in pace di buona memoria un bambino innocentissimo e sapientissimo che visse pochi anni nel secolo/è stato tumulato più o meno sotto le calende di marzo, dopo il consolato di Paolino Juniore, uomo chiarissimo, nell'indizione settima. Quinto Lentulo... pose il monumento.

La notazione cronologica "post consulatum Paulini Junioris" è quella usata nell'impero romano d'occidente dal 534 al 547 d.C. e l'indizione settima fa si che si possa assegnare l'epigrafe all'anno 544 d.C. È comunque l'unica iscrizione cristiana trovata in Lomello e forse non nel luogo originario.